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Emocromatosi

Patologia

Disclaimer Medico: Le informazioni fornite in questa sezione hanno scopo puramente informativo.

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Cos'è:

L'emocromatosi è una malattia genetica che causa un eccessivo assorbimento e accumulo di ferro nell'organismo. Il ferro in eccesso si deposita in organi vitali come fegato, cuore e pancreas, causando danni progressivi e irreversibili se non trattata.

  • L'emocromatosi ereditaria è una delle malattie genetiche più diffuse tra le popolazioni di origine caucasica. È causata da mutazioni nel gene HFE, che regola l'assorbimento del ferro dagli alimenti. Normalmente, il nostro corpo assorbe solo la quantità di ferro di cui ha bisogno, ma nei pazienti con emocromatosi, questo meccanismo di regolazione non funziona correttamente. L'eccesso di ferro nel sangue si deposita negli organi, danneggiandone il tessuto e compromettendo la loro funzione. Se non diagnosticata e trattata, può portare a gravi complicazioni come cirrosi epatica, diabete, artropatia, cardiomiopatia e cancro al fegato.

  • I sintomi iniziali sono spesso aspecifici, e possono essere confusi con altre patologie. In genere compaiono solo quando c'è un accumulo significativo di ferro negli organi. I sintomi più comuni includono:

    • Stanchezza cronica e debolezza

    • Dolore alle articolazioni (in particolare a ginocchia, mani e anche)

    • Dolore addominale

    • Perdita di peso

    • Diminuzione della libido e impotenza

    • Problemi cardiaci (aritmie o scompenso cardiaco)

    • Ingrossamento del fegato

    • Iperpigmentazione cutanea (la pelle assume una colorazione grigiastra o bronzata)

  • L'emocromatosi ereditaria è causata da mutazioni genetiche, le più comuni delle quali sono C282Y e H63D nel gene HFE. Per manifestare la malattia, una persona deve ereditare due copie del gene mutato, una da ciascun genitore (malattia autosomica recessiva).

  • Non è possibile prevenire l'emocromatosi ereditaria, poiché è una condizione genetica. Tuttavia, è fondamentale una diagnosi precoce per prevenire i danni d'organo. I familiari di un paziente con emocromatosi dovrebbero sottoporsi a screening genetici per verificare se sono a rischio. Se la malattia viene diagnosticata precocemente, prima che si verifichi un danno organico, il paziente può vivere una vita normale e in salute con una terapia adeguata.

  • Il trattamento principale dell'emocromatosi è la flebotomia, ovvero il prelievo di sangue. È una procedura semplice, sicura e molto efficace. Inizialmente, il sangue viene prelevato settimanalmente o bisettimanalmente fino a quando i livelli di ferro tornano alla normalità. Questa fase è chiamata "terapia di induzione". Successivamente, si passa alla "terapia di mantenimento", dove i prelievi diventano meno frequenti (ogni 2-4 mesi, a seconda del paziente) per mantenere i livelli di ferro sotto controllo. Il trattamento deve essere continuato per tutta la vita. In casi rari, quando la flebotomia non è possibile (es. per anemia), si può ricorrere alla terapia chelante, che utilizza farmaci per rimuovere l'eccesso di ferro.

    • Ematologo: per la diagnosi, la gestione del trattamento (flebotomie) e il monitoraggio dei livelli di ferro.

    • Gastroenterologo: per valutare eventuali danni al fegato.

    • Cardiologo: per monitorare la funzione cardiaca.

    • Dietista/Nutrizionista: per fornire consigli su una dieta che limiti l'assunzione di ferro, sebbene la dieta non sia la causa della malattia e il suo ruolo nel trattamento sia secondario rispetto alla flebotomia.

    • Policlinico San Matteo (Pavia): un centro di eccellenza per l'ematologia e le malattie rare del sangue.

    • Ospedale San Raffaele (Milano): noto per i suoi reparti di gastroenterologia ed ematologia e per la ricerca genetica.

    • Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi (Firenze): un importante centro di riferimento per l'epatologia e le malattie del metabolismo.

    • Policlinico Gemelli (Roma): eccellenza nella diagnosi e cura delle malattie ematologiche e del fegato.

    • Istituto Tumori IRCCS Giovanni Paolo II (Bari): specializzato anche nella gestione delle patologie da sovraccarico di ferro, soprattutto in caso di complicanze oncologiche.

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