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Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività -ADHD

Patologia

Disclaimer Medico: Le informazioni fornite in questa sezione hanno scopo puramente informativo.

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Cos'è:

Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) è un disturbo del neurosviluppo caratterizzato da persistenti schemi di disattenzione e/o iperattività-impulsività che interferiscono con il funzionamento o lo sviluppo. Si manifesta tipicamente nell'infanzia e può persistere nell'adolescenza e nell'età adulta, influenzando la scuola, il lavoro e le relazioni sociali.

  • Il Disturbo da Deficit di Attenzione/Iperattività (ADHD) è una condizione neurobiologica complessa che affligge circa il 5-7% dei bambini e il 2,5-4% degli adulti a livello globale. Non è una "mancanza di volontà" o un problema di disciplina, ma una disregolazione delle funzioni esecutive del cervello, che includono la capacità di pianificare, organizzare, regolare le emozioni, controllare gli impulsi e mantenere l'attenzione.

    L'ADHD si manifesta con un pattern persistente di disattenzione (difficoltà a concentrarsi, a seguire le istruzioni, a organizzare compiti, a portare a termine le attività) e/o iperattività-impulsività (irrequietezza, difficoltà a stare fermi, parlare eccessivamente, interrompere gli altri, agire senza pensare alle conseguenze). I sintomi devono essere presenti prima dei 12 anni di età e manifestarsi in almeno due contesti di vita (es. scuola e casa, o lavoro e relazioni sociali) per essere diagnosticati.

    Esistono tre presentazioni principali dell'ADHD:

    1. Presentazione con disattenzione predominante: Prevalgono i sintomi di disattenzione.

    2. Presentazione con iperattività/impulsività predominante: Prevalgono i sintomi di iperattività e impulsività.

    3. Presentazione combinata: Sono presenti sintomi significativi di entrambe le aree.

    Le conseguenze dell'ADHD possono essere significative e includono difficoltà accademiche (bocciature, abbandono scolastico), problemi lavorativi (difficoltà a mantenere un impiego, bassa produttività), problemi relazionali (difficoltà a mantenere amicizie, conflitti familiari), maggiore rischio di incidenti, problemi legali e un'alta comorbidità con altri disturbi mentali come ansia, depressione, disturbi dell'apprendimento e disturbi della condotta. La diagnosi precoce e un intervento multimodale sono cruciali per migliorare la prognosi e la qualità di vita.

  • I sintomi dell'ADHD si manifestano in tre aree principali: disattenzione, iperattività e impulsività. La presentazione può variare tra gli individui e con l'età.

    • Disattenzione:
      Difficoltà a mantenere l'attenzione su compiti o attività ludiche.
      Sembra non ascoltare quando gli si parla direttamente.
      Non segue le istruzioni e non porta a termine compiti o doveri.
      Difficoltà nell'organizzare compiti e attività.
      Evita o è riluttante a impegnarsi in compiti che richiedono sforzo mentale prolungato (es. compiti scolastici).
      Perde oggetti necessari per compiti o attività (es. giocattoli, matite, libri).
      È facilmente distraibile da stimoli esterni.
      È sbadato nelle attività quotidiane.

    • Iperattività:
      Si agita o batte mani e piedi o si dimena sulla sedia.
      Si alza in situazioni in cui ci si aspetterebbe che rimanga seduto.
      Corre o si arrampica in situazioni inappropriate (negli adulti, sensazione di irrequietezza).
      Ha difficoltà a giocare o a dedicarsi ad attività ricreative tranquillamente.
      È "sotto pressione", agisce come se fosse "azionato da un motore".
      Parla eccessivamente.

    • Impulsività:
      "Spara" le risposte prima che le domande siano completate.
      Ha difficoltà ad aspettare il proprio turno.
      Interrompe o si intromette nelle conversazioni o nei giochi altrui.

  • L'ADHD è considerato un disturbo con una forte componente genetica e neurobiologica. Non è causato da una cattiva educazione o da fattori ambientali isolati, sebbene questi possano influenzare la gravità e l'espressione dei sintomi.

    • Fattori Genetici: È il fattore di rischio più significativo. L'ADHD è altamente ereditabile (circa 70-80% dei casi), il che significa che tende a ricorrere nelle famiglie. Sono coinvolti diversi geni che influenzano lo sviluppo e il funzionamento dei neurotrasmettitori (in particolare dopamina e noradrenalina) e delle strutture cerebrali coinvolte nelle funzioni esecutive.

    • Fattori Neurobiologici:
      Differenze nella struttura e funzione cerebrale:
      Studi di neuroimaging hanno mostrato differenze nel volume e nell'attività di alcune aree cerebrali (es. corteccia prefrontale, gangli della base, cervelletto) coinvolte nell'attenzione, nel controllo degli impulsi e nella regolazione del movimento.
      Disregolazione dei neurotrasmettitori: Squilibri nei sistemi di dopamina e noradrenalina, che sono cruciali per l'attenzione, la motivazione e la regolazione del comportamento.

    • Fattori Ambientali (non causali, ma di rischio o aggravanti):
      Esposizione prenatale:
      Fumo o consumo di alcol durante la gravidanza.
      Nascita prematura e basso peso alla nascita.
      Esposizione a tossine ambientali:
      Es. piombo (raro come causa primaria).
      Traumi cranici gravi in età precoce.

    È importante sfatare i miti: l'ADHD non è causato da zuccheri, eccessiva televisione, cattiva genitorialità o povertà.

  • Non esiste una prevenzione primaria per l'ADHD, dato il suo forte substrato genetico e neurobiologico. Tuttavia, è possibile adottare strategie che possono mitigare la gravità dei sintomi e prevenire lo sviluppo di comorbidità o complicanze:

    • Prevenzione prenatale: Evitare fumo, alcol e droghe durante la gravidanza.

    • Diagnosi e intervento precoce: Identificare l'ADHD il prima possibile e iniziare un trattamento multimodale può prevenire l'escalation dei problemi accademici, sociali ed emotivi.

    • Ambiente familiare strutturato: Fornire routine chiare, regole consistenti e un ambiente prevedibile può aiutare i bambini con ADHD a gestire meglio i loro sintomi.

    • Promuovere uno stile di vita sano: Dieta equilibrata, attività fisica regolare e sonno sufficiente possono migliorare il benessere generale e potenzialmente i sintomi.

    • Supporto emotivo e psicologico: Aiutare i bambini e gli adulti con ADHD a sviluppare strategie di coping e a costruire l'autostima.

    • Formazione per genitori e insegnanti: Educare gli adulti chiave nella vita del bambino/ragazzo su come supportarlo al meglio.

  • Il trattamento dell'ADHD è multimodale, il che significa che combina diverse strategie per affrontare i vari aspetti del disturbo. L'approccio è personalizzato in base all'età, alla gravità dei sintomi e alla presenza di comorbidità.

    • Interventi Psicoeducativi e Comportamentali:
      Parent Training:
      Programmi per i genitori per imparare strategie di gestione del comportamento del bambino (es. tecniche di rinforzo positivo, gestione delle conseguenze).
      Terapia Cognitivo-Comportamentale (CBT): Per adolescenti e adulti, aiuta a sviluppare strategie di organizzazione, gestione del tempo, regolazione delle emozioni e riduzione dell'impulsività.
      Interventi a scuola: Piani educativi individualizzati (PEI), supporto didattico, accomodamenti in classe (es. posto vicino all'insegnante, tempo extra per i compiti).
      Formazione sulle abilità sociali: Per migliorare le interazioni con i pari e gli adulti.

    • Farmacologico:
      Stimolanti:
      Sono i farmaci di prima linea (es. Metilfenidato, Lisdexamfetamina). Agiscono aumentando i livelli di dopamina e noradrenalina nel cervello, migliorando l'attenzione, la concentrazione e riducendo l'iperattività e l'impulsività. Sono efficaci in circa il 70-80% dei casi.
      Non stimolanti: (es. Atomoxetina, Guanfacina). Possono essere usati quando gli stimolanti non sono efficaci, non sono tollerati o in presenza di comorbidità specifiche.
      La decisione di usare farmaci viene presa dopo un'attenta valutazione e monitoraggio medico.

    • Interventi sullo stile di vita:
      Dieta equilibrata, esercizio fisico regolare, sonno adeguato.
      Riduzione del tempo trascorso davanti agli schermi.

    • Supporto psicologico: Per affrontare le comorbidità (ansia, depressione) e le sfide emotive legate all'ADHD.

  • Il trattamento dell'ADHD è un lavoro di squadra che coinvolge diverse figure professionali:

    • Neuropsichiatra Infantile: È lo specialista di riferimento per la diagnosi e il trattamento dell'ADHD in bambini e adolescenti. Prescrive farmaci e coordina il piano terapeutico.

    • Psichiatra: Si occupa della diagnosi e del trattamento dell'ADHD negli adulti, inclusa la gestione farmacologica e delle comorbidità.

    • Psicologo/Psicoterapeuta: Conduce la valutazione neuropsicologica (test specifici) e la psicoterapia (CBT, Parent Training) per affrontare gli aspetti comportamentali, emotivi e cognitivi.

    • Neuropsicologo: Specializzato nella valutazione delle funzioni cognitive e nella riabilitazione neuropsicologica.

    • Pediatra/Medico di Medicina Generale: Spesso è il primo a sospettare l'ADHD e indirizza verso gli specialisti. Monitora la salute generale.

    • Logopedista: Se sono presenti difficoltà di linguaggio associate.

    • Terapista Occupazionale: Può aiutare a sviluppare abilità di organizzazione e gestione delle attività quotidiane.

    • Insegnanti e Pedagogisti: Ruolo fondamentale nell'identificazione dei sintomi a scuola e nell'implementazione di strategie didattiche adattate.

    • Assistente Sociale: Può fornire supporto per l'accesso a servizi e risorse.

  • Molti di questi centri sono ospedali universitari o IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) con unità dedicate alla Neuropsichiatria Infantile o alla Psichiatria dell'età adulta, che hanno una comprovata esperienza nella diagnosi e nel trattamento dell'ADHD.

    • IRCCS Istituto Neurologico Carlo Besta (Milano) - Dipartimento di Neuroscienze dello Sviluppo.

    • Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (Roma) - Unità Operativa di Neuropsichiatria Infantile.

    • Policlinico Universitario Agostino Gemelli IRCCS (Roma) - Unità di Neuropsichiatria Infantile e Sezione di Psichiatria.

    • Azienda Ospedaliero Universitaria Pisana - Stella Maris IRCCS (Pisa/Calambrone) - Centro di riferimento per la neuropsichiatria infantile.

    • Ospedale San Raffaele (Milano) - Unità di Neuropsichiatria Infantile e Servizi di Psichiatria.

    • IRCCS Eugenio Medea - La Nostra Famiglia (Bosisio Parini, Lecco e altre sedi) - Centri specializzati nella riabilitazione neuropsichiatrica.

    • Azienda Ospedaliero Universitaria Careggi (Firenze) - Neuropsichiatria Infantile.

    • Ospedale Sant'Orsola-Malpighi (Bologna) - Unità di Neuropsichiatria Infantile.

    • Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II (Napoli) - Neuropsichiatria Infantile.

    • Ospedale Maggiore della Carità (Novara) - Neuropsichiatria Infantile.

    • ASST Grande Ospedale Metropolitano Niguarda (Milano) - Servizi di Psichiatria e Neuropsichiatria Infantile.

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