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Displasia dell'anca

Patologia

Disclaimer Medico: Le informazioni fornite in questa sezione hanno scopo puramente informativo.

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Cos'è:

La displasia dell'anca è una condizione in cui l'articolazione dell'anca non si è formata correttamente. Si verifica quando la testa del femore (la "palla" dell'articolazione) non si adatta perfettamente o non è contenuta saldamente nell'acetabolo (la "coppa" del bacino). Questa malformazione o instabilità può portare a una progressiva usura della cartilagine e, se non trattata, all'insorgenza precoce di osteoartrosi dell'anca. È più comune nei neonati e nei bambini piccoli (displasia evolutiva dell'anca), ma può persistere o essere diagnosticata solo in età adulta.

  • La displasia dell'anca, o displasia evolutiva dell'anca (DEA), è un'anomalia nello sviluppo dell'articolazione dell'anca che si verifica nel periodo fetale o nei primi mesi di vita. L'anca è un'articolazione a sfera e cavità (cotile o acetabolo), dove la testa del femore (la "palla") si inserisce nell'acetabolo del bacino (la "coppa"). Nella displasia, l'acetabolo può essere troppo poco profondo, poco sviluppato o orientato in modo anomalo, e/o la testa del femore può essere malformata o posizionata in modo instabile.

    Questa instabilità può variare da una leggera lassità, in cui l'anca è "sublussabile" (tende a fuoriuscire ma rientra spontaneamente), a una lussazione vera e propria, in cui la testa del femore è completamente fuori dall'acetabolo. La condizione può interessare una sola anca o entrambe.

    Se la displasia non viene riconosciuta e trattata precocemente, l'articolazione continua a svilupparsi in modo anomalo. La mancanza di un corretto incastro tra testa del femore e acetabolo provoca un'usura anomala e precoce della cartilagine articolare. Questo porta a dolore, zoppia e, in età adulta, allo sviluppo prematuro e accelerato di osteoartrosi dell'anca, una condizione degenerativa che può richiedere la sostituzione protesica dell'articolazione già in età giovane o media.

    La diagnosi precoce è fondamentale, poiché il trattamento nei primi mesi di vita è quasi sempre conservativo e altamente efficace, permettendo uno sviluppo normale dell'anca.

  • La displasia dell'anca, conosciuta anche come displasia evolutiva dell'anca (DEA) o lussazione congenita dell'anca, può manifestarsi con sintomi diversi a seconda dell'età del paziente.

    Neonati e Lattanti (0-12 mesi):In questa fase, i segni possono essere sottili e non sempre evidenti ai genitori, ma vengono ricercati attivamente durante le visite pediatriche di routine.

    • Asimmetria delle pieghe cutanee: Pieghe cutanee del gluteo o della coscia più numerose o asimmetriche tra le due gambe.

    • Differenza nella lunghezza degli arti: Una gamba può apparire più corta dell'altra.

    • Limitazione nell'apertura (abduzione) dell'anca: Difficoltà ad aprire completamente l'anca, specialmente durante il cambio del pannolino.

    • Click o scatto (segno di Ortolani o Barlow): Suono o sensazione avvertita dal medico durante specifiche manovre che indicano un'instabilità dell'articolazione.

    • Asimmetria nell'uso degli arti: Il bambino potrebbe usare un arto più dell'altro.

    Bambini più grandi, Adolescenti e Adulti (se non diagnosticata e trattata precocemente):Se la displasia non viene trattata in tempo, i sintomi possono evolvere e diventare più evidenti.

    • Dolore all'anca: Generalmente localizzato all'inguine, ma può irradiarsi al lato o al retro dell'articolazione. Spesso peggiora con l'attività fisica.

    • Claudicazione o zoppia: Un'andatura anomala, in cui il paziente tende a zoppicare per evitare il dolore.

    • Rigidità dell'anca: Difficoltà nei movimenti dell'articolazione.

    • Click, schiocchi o scricchiolii: Suoni o sensazioni durante il movimento dell'anca.

    • Fatica o debolezza dell'arto inferiore.

    • Sviluppo precoce di osteoartrosi: A causa dell'usura anomala della cartilagine, l'articolazione si degenera precocemente, causando dolore cronico e limitazione funzionale.

  • La displasia dell'anca è una condizione multifattoriale, il che significa che è influenzata da una combinazione di fattori genetici, ormonali e meccanici.

    • Fattori genetici: Esiste una chiara predisposizione familiare. Se un genitore o un parente di primo grado ha avuto la displasia dell'anca, il rischio per il neonato aumenta significativamente.

    • Fattori meccanici intrauterini:
      Presentazione podalica:
      I bambini nati in presentazione podalica (sedere o piedi in giù) hanno un rischio maggiore, probabilmente a causa della posizione che limita il movimento delle anche.
      Primogenitura: I primogeniti hanno un rischio leggermente maggiore, forse per un utero meno "spazioso".
      Gravidanze gemellari: Lo spazio limitato nell'utero può influire.
      Oligoidramnios: Ridotta quantità di liquido amniotico, che limita il movimento fetale.
      Sesso femminile: Le femmine sono più frequentemente colpite (circa 4-5 volte di più rispetto ai maschi), probabilmente a causa della maggiore sensibilità ai fattori ormonali materni.

    • Fattori ormonali: Gli ormoni materni (in particolare la relaxina, che ammorbidisce i legamenti pelvici in preparazione al parto) possono influenzare la lassità legamentosa del feto, rendendo l'anca più suscettibile alla dislocazione. Le femmine sono più sensibili a questi ormoni.

    • Altre condizioni associate: La displasia dell'anca può essere associata ad altre condizioni congenite, come il torcicollo miogeno congenito o il metatarso varo (piede torto posizionale).

  • La prevenzione primaria della displasia dell'anca non è possibile, in quanto le cause sono complesse e spesso determinate geneticamente o da fattori intrauterini. Tuttavia, è possibile e fondamentale attuare una prevenzione secondaria attraverso la diagnosi precoce.

    • Screening neonatale: È il pilastro della prevenzione secondaria. Tutti i neonati dovrebbero essere sottoposti a:
      Esame clinico ortopedico alla nascita: Il pediatra o l'ortopedico esegue manovre specifiche (Ortolani e Barlow) per valutare la stabilità delle anche.
      Ecografia delle anche: Raccomandata tra le 6 settimane e i 3-4 mesi di vita per tutti i neonati, o prima in caso di fattori di rischio (familiarità, presentazione podalica, sesso femminile). L'ecografia è cruciale perché permette di visualizzare l'articolazione cartilaginea che non è ancora visibile alla radiografia.

    • Corretto posizionamento del neonato: Evitare pratiche che ostacolano il naturale posizionamento delle gambe del neonato (come fasciare strettamente le gambe dritte) e favorire posizioni che mantengano le anche flesse e divaricate (es. in marsupi ergonomici o fasce porta-bebè che supportano le cosce).

    La diagnosi precoce, consentita dallo screening neonatale, è cruciale perché permette di intervenire con trattamenti conservativi (tutori) che hanno un tasso di successo molto elevato e prevengono le complicanze a lungo termine.

  • Il trattamento della displasia dell'anca dipende dall'età del paziente al momento della diagnosi e dalla gravità della condizione. L'obiettivo è riposizionare e stabilizzare la testa del femore nell'acetabolo, permettendo un corretto sviluppo dell'articolazione.

    Nei neonati e lattanti (0-6 mesi):Il trattamento è generalmente conservativo e molto efficace.

    • Tutore di Pavlik: È il trattamento più comune ed efficace in questa fascia d'età. Si tratta di un'imbracatura morbida che mantiene le anche del neonato in posizione di flessione e abduzione (gambe divaricate), favorendo il corretto posizionamento della testa del femore nell'acetabolo e stimolandone lo sviluppo. Deve essere indossato per diverse settimane o mesi.

    • Altri tutori o divaricatori: In alcuni casi possono essere utilizzati tutori diversi dal Pavlik.

    Nei bambini più grandi (6 mesi - 2 anni):Se la diagnosi è più tardiva, il trattamento diventa più complesso.

    • Riduzione chiusa e gesso: Spesso, è necessaria una "riduzione chiusa", ovvero il riposizionamento manuale della testa del femore nell'acetabolo senza incisione chirurgica, seguita dall'applicazione di un gesso (spica) che immobilizza l'anca per diversi mesi.

    • Trazione: In alcuni casi, prima del gesso, può essere applicata una trazione per allungare i tessuti molli.

    Nei bambini oltre i 2 anni, adolescenti e adulti:A questa età, l'intervento chirurgico è quasi sempre necessario.

    • Osteotomie: Interventi chirurgici che modificano la forma e l'orientamento delle ossa (femore o bacino) per migliorare l'incastro dell'articolazione. Ad esempio, l'osteotomia pelvica (es. osteotomia di Ganz o periacetabolare) o l'osteotomia femorale. L'obiettivo è prevenire o ritardare l'artrosi.

    • Artroplastica totale dell'anca (protesi d'anca): Se la displasia ha già causato un'artrosi grave e invalidante, l'unica soluzione per alleviare il dolore e migliorare la funzione è la sostituzione dell'articolazione con una protesi.

    Fisioterapia: Indipendentemente dal tipo di trattamento, la fisioterapia è spesso parte integrante del percorso per recuperare la forza muscolare, la mobilità articolare e una corretta deambulazione.

  • La gestione della displasia dell'anca coinvolge diverse figure professionali, con ruoli specifici a seconda della fase (screening, diagnosi, trattamento, riabilitazione).

    • Pediatra: Effettua i primi controlli clinici alla nascita e nelle prime visite di follow-up, riconoscendo i segni di sospetto e indirizzando all'ortopedico.

    • Ecografista Pediatrico / Radiologo: Esegue e interpreta l'ecografia delle anche, strumento diagnostico fondamentale nei primi mesi di vita.

    • Ortopedico Infantile (o Ortopedico Pediatrico): Lo specialista principale per la diagnosi definitiva e la scelta del trattamento nei bambini. Segue il bambino durante tutto il percorso terapeutico, sia esso conservativo o chirurgico.

    • Ortopedico dell'Adulto: Nel caso in cui la displasia non sia stata diagnosticata o trattata in età pediatrica e causi problemi in età adulta (artrosi precoce), è l'ortopedico specializzato nell'anca che si occuperà delle osteotomie o dell'eventuale protesi.

    • Fisioterapista: Supporta il recupero della mobilità, della forza muscolare e di una corretta deambulazione, soprattutto dopo l'uso di tutori o interventi chirurgici.

    • Genitori: Fondamentali nel percorso, sia per aderire ai programmi di screening che per seguire scrupolosamente le indicazioni terapeutiche (es. indossare correttamente il tutore).

  • In Italia, la displasia dell'anca è gestita da reparti di Ortopedia Pediatrica e Ortopedia e Traumatologia (per gli adulti), spesso all'interno di ospedali universitari, IRCCS (Istituti di Ricovero e Cura a Carattere Scientifico) o ospedali pediatrici.

    Per i nati ad Ancona e nelle Marche:

    • Azienda Ospedaliero Universitaria Ospedali Riuniti Ancona - Presidio Ospedaliero Salesi (Ancona):
      La Clinica di Ortopedia Adulta e Pediatrica presso l'Ospedale Regionale di Torrette, che ha anche un forte legame con l'Ospedale Pediatrico Salesi, rappresenta il centro di riferimento regionale per la gestione di patologie ortopediche infantili, inclusa la displasia dell'anca. Qui si trovano ortopedici pediatrici con esperienza nella diagnosi e nel trattamento, sia conservativo che chirurgico.

    Centri di Riferimento Nazionali (non ad Ancona, ma per casi complessi o per una seconda opinione):

    • Istituto Ortopedico Rizzoli (Bologna): Rinomato a livello nazionale e internazionale per l'ortopedia, con sezioni dedicate all'ortopedia pediatrica e alla chirurgia dell'anca.

    • Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (Roma): Centro di eccellenza per la pediatria in generale, con un forte reparto di Ortopedia Pediatrica.

    • Istituto Ortopedico Gaetano Pini-CTO (Milano): Importante punto di riferimento per l'ortopedia e la traumatologia, con sezioni specializzate nell'anca e nella pediatria.

    • Ospedale San Raffaele (Milano): Dipartimento di Ortopedia, con specialisti nell'anca, anche per l'età pediatrica.

    • Ospedale Meyer (Firenze): Ospedale pediatrico di rilievo nazionale, con un reparto di ortopedia pediatrica molto attivo.

    Per avviare un percorso diagnostico o terapeutico, il primo passo è sempre consultare il pediatra di famiglia, che potrà indirizzare verso l'ortopedico pediatrico più appropriato o verso il centro specialistico.

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