Disfagia
Patologia
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Cos'è:
La disfagia è una difficoltà a deglutire, che può interessare la fase orale, faringea o esofagea della deglutizione, compromettendo il passaggio di cibi, liquidi o saliva dalla bocca allo stomaco.
La disfagia è un sintomo piuttosto che una malattia a sé stante e indica una compromissione del processo di deglutizione, un atto complesso che coinvolge una trentina di muscoli e numerosi nervi cranici e centri nervosi. Il processo di deglutizione si divide in diverse fasi:
Fase Orale (volontaria): Il cibo viene masticato e mescolato con la saliva per formare il bolo, quindi spinto dalla lingua verso la faringe.
Fase Faringea (involontaria): Il bolo entra nella faringe. Qui si attivano riflessi che chiudono le vie aeree (epiglottide si abbassa, corde vocali si chiudono) e aprono l'esofago, spingendo il bolo verso il basso. Questa fase è rapidissima.
Fase Esofagea (involontaria): Il bolo scende lungo l'esofago grazie a onde peristaltiche, fino a raggiungere lo stomaco attraverso lo sfintere esofageo inferiore.
La disfagia può essere classificata in base alla fase compromessa:
Disfagia orofaringea: È la difficoltà a iniziare la deglutizione, spesso associata a problemi neurologici o muscolari che impediscono al cibo di passare correttamente dalla bocca alla faringe o di proteggere le vie aeree. Si manifesta con tosse, soffocamento, sensazione di cibo bloccato in gola, rigurgito nasale.
Disfagia esofagea: È la difficoltà nel passaggio del cibo attraverso l'esofago verso lo stomaco. È spesso causata da problemi strutturali (restringimenti, tumori) o motori (disturbi della motilità esofagea come l'acalasia). Si manifesta con sensazione di cibo bloccato nel petto e dolore.
La disfagia può portare a gravi complicazioni come la malnutrizione, la disidratazione e le polmoniti da aspirazione, che possono essere fatali. Per questo, una diagnosi precoce e una gestione adeguata sono fondamentali.
Difficoltà a iniziare la deglutizione (disfagia orofaringea): Sensazione di blocco in gola, tosse o soffocamento durante o subito dopo aver deglutito.
Difficoltà a sentire il cibo scendere (disfagia esofagea): Sensazione di cibo "incastrato" nel petto o dietro lo sterno dopo aver deglutito.
Tosse o conati di vomito durante o dopo aver mangiato/bevuto: Segno di inalazione (cibo o liquidi che vanno nelle vie aeree).
Sensazione di cibo che rimane bloccato in gola o nel petto.
Dolore durante la deglutizione (odinofagia): Sebbene la disfagia sia la difficoltà a deglutire, può essere accompagnata da dolore.
Rigurgito: Ritorno di cibo non digerito in bocca o nel naso.
Perdita di peso inspiegabile e malnutrizione: A causa della ridotta assunzione di cibo e liquidi.
Disidratazione: Dovuta a insufficiente assunzione di liquidi.
Voce gorgogliante o "umida" dopo aver deglutito: Indica la presenza di liquidi nelle vie aeree superiori.
Febbre ricorrente, polmoniti da aspirazione: Complicazioni gravi dovute all'inalazione di cibo o liquidi nei polmoni.
Sialorrea (eccessiva salivazione): Difficoltà a gestire la saliva.
Cambiamenti nelle abitudini alimentari: Evitare cibi o bevande specifici, impiegare molto tempo per mangiare.
Le cause della disfagia sono numerose e possono essere suddivise in neurologiche, strutturali e muscolari.
Cause neurologiche (le più comuni per la disfagia orofaringea):
Ictus: Danno cerebrale che colpisce le aree di controllo della deglutizione.
Malattie neurodegenerative: Morbo di Parkinson, Sclerosi Multipla (SM), Sclerosi Laterale Amiotrofica (SLA), Alzheimer.
Traumi cranici.
Tumori cerebrali.
Paralisi cerebrale.
Miastenia gravis: Malattia neuromuscolare.Cause strutturali (più comuni per la disfagia esofagea):
Restringimenti esofagei (stenosi): Dovuti a esofagite da reflusso cronica, radioterapia, ingestione di sostanze corrosive.
Tumori dell'esofago, della faringe o della laringe.
Divertico di Zenker: Una tasca che si forma nella faringe e raccoglie il cibo.
Compressione esterna dell'esofago: Da gozzo tiroideo, osteofiti cervicali, ingrossamento dei linfonodi.
Anello di Schatzki: Un sottile anello di tessuto che si forma nella parte inferiore dell'esofago.Cause motorie/muscolari:
Acalasia: Mancanza di rilassamento dello sfintere esofageo inferiore.
Spasmo esofageo diffuso.
Miogeniche: Polimiosite, dermatomiosite.
Post-chirurgiche: Interventi alla testa, collo, esofago, laringe.
Radioterapia: Danni ai tessuti della gola e dell'esofago.Farmaci: Alcuni farmaci possono causare secchezza delle fauci o alterare la funzione muscolare.
La prevenzione della disfagia è legata alla prevenzione delle patologie sottostanti e alla gestione precoce dei fattori di rischio.
Prevenzione delle malattie neurologiche: Controllo dei fattori di rischio cardiovascolari (per l'ictus), gestione delle malattie neurodegenerative.
Prevenzione del reflusso gastroesofageo: Stile di vita sano, dieta, farmaci, per prevenire l'esofagite e le stenosi.
Diagnosi e trattamento precoce di tumori: Screening e attenzione ai sintomi.
Igiene orale: Fondamentale per ridurre il rischio di polmonite da aspirazione.
Educazione e consapevolezza: Riconoscere i primi segni di disfagia, specialmente in pazienti a rischio (anziani, post-ictus, con malattie neurologiche).
Misure compensatorie e dietetiche preventive: In persone a rischio, adottare proattivamente modifiche della consistenza dei cibi e tecniche di deglutizione sicura sotto guida specialistica.
Figure professionali coinvolte
La gestione della disfagia è intrinsecamente multidisciplinare:
Medico di Medicina Generale (MMG): Primo contatto, riconoscimento dei sintomi, indirizzamento agli specialisti.
Logopedista: La figura chiave per la valutazione clinica e strumentale della deglutizione, la riabilitazione e l'educazione.
Gastroenterologo: Per la diagnosi e il trattamento delle cause esofagee della disfagia.
Neurologo: Se la causa è neurologica (ictus, Parkinson, SLA, SM).
Otorinolaringoiatra (ORL)/Foniatra: Per la valutazione delle strutture orofaringee e laringee, e per alcune procedure diagnostiche e terapeutiche (es. fibroscopia della deglutizione - FEES).
Dietologo/Nutrizionista Clinico: Per la valutazione dello stato nutrizionale, la prevenzione della malnutrizione e la formulazione di piani dietetici personalizzati (consistenze, supplementi).
Fisiatra (Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa): Coordina il percorso riabilitativo complessivo.
Radiologo: Esegue e interpreta esami strumentali (es. videofluoroscopia, TC, RM).
Infermiere: Per l'assistenza al pasto, l'igiene orale, la gestione delle vie di alimentazione artificiale.
Chirurgo (Generale, Toracico, ORL, Neurochirurgo): In caso di necessità di interventi per rimuovere ostruzioni o correggere anomalie.
Il trattamento della disfagia dipende dalla causa sottostante, dalla gravità e dal tipo di disfagia, ed è spesso multidisciplinare.
Terapia logopedica/riabilitazione della deglutizione: È la terapia cardine per la disfagia orofaringea. Include:
Esercizi per rafforzare i muscoli della deglutizione.
Tecniche compensatorie (es. modifiche posturali durante la deglutizione, manovre specifiche per proteggere le vie aeree).
Strategie per modificare la consistenza dei cibi e liquidi (addensanti per liquidi, cibi omogeneizzati o semisolidi).
Educazione al paziente e ai caregiver.Modifiche dietetiche: Adeguamento della consistenza di cibi e liquidi per renderli più sicuri da deglutire (es. liquidi addensati, cibi morbidi, purè, omogeneizzati).
Farmaci: Utilizzati per trattare la causa sottostante (es. antiacidi per il reflusso, miorilassanti per spasmi esofagei) o i sintomi correlati.
Dilatazione esofagea: Per restringimenti dell'esofago, mediante endoscopia.
Iniezioni di tossina botulinica: Per rilassare muscoli troppo contratti (es. sfintere esofageo superiore in alcuni casi di acalasia cricofaringea).
Intervento chirurgico: In casi specifici, per rimuovere o bypassare ostruzioni (es. tumori), correggere malformazioni o trattare patologie come l'acalasia.
Nutrizione artificiale: Se la deglutizione è troppo compromessa o rischiosa per garantire un'adeguata nutrizione e idratazione, si può ricorrere a:
Sondino nasogastrico (SNG): Temporaneo, per alimentare attraverso un tubicino inserito nel naso fino allo stomaco.
Gastrostomia endoscopica percutanea (PEG): A lungo termine, un tubicino inserito direttamente nello stomaco attraverso la parete addominale.
La gestione della disfagia è intrinsecamente multidisciplinare:
Medico di Medicina Generale (MMG): Primo contatto, riconoscimento dei sintomi, indirizzamento agli specialisti.
Logopedista: La figura chiave per la valutazione clinica e strumentale della deglutizione, la riabilitazione e l'educazione.
Gastroenterologo: Per la diagnosi e il trattamento delle cause esofagee della disfagia.
Neurologo: Se la causa è neurologica (ictus, Parkinson, SLA, SM).
Otorinolaringoiatra (ORL)/Foniatra: Per la valutazione delle strutture orofaringee e laringee, e per alcune procedure diagnostiche e terapeutiche (es. fibroscopia della deglutizione - FEES).
Dietologo/Nutrizionista Clinico: Per la valutazione dello stato nutrizionale, la prevenzione della malnutrizione e la formulazione di piani dietetici personalizzati (consistenze, supplementi).
Fisiatra (Medico specialista in Medicina Fisica e Riabilitativa): Coordina il percorso riabilitativo complessivo.
Radiologo: Esegue e interpreta esami strumentali (es. videofluoroscopia, TC, RM).
Infermiere: Per l'assistenza al pasto, l'igiene orale, la gestione delle vie di alimentazione artificiale.
Chirurgo (Generale, Toracico, ORL, Neurochirurgo): In caso di necessità di interventi per rimuovere ostruzioni o correggere anomalie.
La disfagia è una condizione complessa e trasversale a molte specialità. I centri di eccellenza sono generalmente quelli che hanno un approccio multidisciplinare e team dedicati alla deglutizione. Spesso si trovano all'interno di grandi ospedali universitari, IRCCS o centri di neuroriabilitazione.
Basandosi sulla natura multidisciplinare della disfagia e sui dati disponibili, alcuni dei centri che si distinguono per la gestione della disfagia (sia orofaringea che esofagea) includono:
IRCCS Neuromed (Pozzilli, IS): Riconosciuto per la riabilitazione della disfagia, specialmente in ambito neurologico.
IRCCS Ospedale San Raffaele (Milano): Ampia expertise in neurologia e gastroenterologia, con team dedicati alla deglutizione.
Fondazione IRCCS Santa Lucia (Roma): Eccellenza nella neuroriabilitazione, con programmi specifici per i disturbi della deglutizione post-ictus e in malattie neurodegenerative.
Istituto Nazionale dei Tumori (Milano): Specializzato anche nella riabilitazione oncologica, inclusa la disfagia secondaria a trattamenti per tumori di testa e collo.
Policlinico Universitario Campus Bio-Medico (Roma): Ha un team multidisciplinare che si occupa di disfagia, con particolare attenzione all'approccio integrato.
Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi (Firenze): Dipartimenti di neurologia, gastroenterologia e ORL con competenze nella gestione della disfagia.
Policlinico Sant'Orsola-Malpighi (Bologna): Rete di specialisti dedicati alla disfagia, come indicato dalle loro pubblicazioni.
Ospedale San Giuseppe MultiMedica (Milano): Menzionato come centro di riferimento per la rieducazione della disfagia anche per adulti.
Ospedali Pediatrici (per disfagia in età pediatrica):
Istituto Giannina Gaslini (Genova)
Azienda Ospedale - Università di Padova
Ospedale Pediatrico Bambino Gesù (Roma)
Quando si cerca un centro, è importante considerare la causa specifica della disfagia (es. neurologica, oncologica, strutturale) e scegliere una struttura con comprovata esperienza in quel settore. È sempre consigliabile un consulto con il proprio medico di base o specialista di riferimento per essere indirizzati al centro più appropriato.
