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Cuore Univentricolare

Patologia

Disclaimer Medico: Le informazioni fornite in questa sezione hanno scopo puramente informativo.

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Cos'è:

Il cuore univentricolare è una grave malformazione congenita in cui il cuore del neonato presenta un solo ventricolo cardiaco funzionante. Questa condizione richiede un complesso percorso di interventi chirurgici a tappe (palliativi) per permettere la sopravvivenza e migliorare la qualità di vita, poiché un singolo ventricolo deve gestire sia la circolazione polmonare che quella sistemica.

  • Il termine "cuore univentricolare" raggruppa diverse malformazioni cardiache congenite complesse in cui solo uno dei due ventricoli cardiaci è ben sviluppato e funzionale a pompare sangue in modo efficace. L'altro ventricolo è assente (atresia), rudimentale (ipoplasia), o non connesso in modo appropriato alle valvole e ai grandi vasi. Alcuni esempi comuni di cuore univentricolare includono:

    • Sindrome del cuore sinistro ipoplasico (HLHS): In questa condizione, il ventricolo sinistro, l'aorta e la valvola aortica sono gravemente sottosviluppati. Il ventricolo destro è l'unico ventricolo funzionante.

    • Atresia tricuspide: La valvola tricuspide (tra l'atrio destro e il ventricolo destro) è assente o chiusa, rendendo il ventricolo destro ipoplasico o non funzionale. Il ventricolo sinistro è dominante.

    • Atresia polmonare con setto interventricolare intatto: La valvola polmonare è assente e il ventricolo destro è gravemente ipoplasico.

    • Doppio orifizio d'ingresso ventricolare (Double Inlet Ventricle - DIV): Entrambi gli atri si connettono a un singolo ventricolo funzionante.

    In tutte queste condizioni, la caratteristica comune è che il sangue ossigenato proveniente dai polmoni e quello non ossigenato proveniente dal corpo si mescolano all'interno del singolo ventricolo (o dell'atrio comune). Il ventricolo unico deve poi pompare questa miscela di sangue sia verso l'aorta (e quindi al corpo) che verso l'arteria polmonare (e quindi ai polmoni).

    La fisiopatologia di queste condizioni è complessa e variabile. Inizialmente, dopo la nascita, la presenza del dotto arterioso pervio (un vaso che collega l'aorta all'arteria polmonare) e del forame ovale pervio (un'apertura tra gli atri) permette una certa circolazione. Tuttavia, con la chiusura fisiologica di queste strutture, il flusso sanguigno si compromette rapidamente, portando a grave cianosi e/o scompenso cardiaco.

    Senza un intervento, la storia naturale della maggior parte dei pazienti con cuore univentricolare è estremamente critica, con elevato rischio di mortalità nel periodo neonatale o nella prima infanzia. La sopravvivenza è oggi possibile grazie a un percorso di trattamento chirurgico palliativo in più fasi, volto a stabilizzare la circolazione.

  • I sintomi del cuore univentricolare si manifestano generalmente nei primissimi giorni o mesi di vita e possono variare a seconda del tipo specifico di malformazione e del grado di flusso sanguigno ai polmoni.

    • Gestione farmacologica: Farmaci per supportare la funzione cardiaca, gestire il ritmo, prevenire coaguli di sangue (anticoagulanti post-Fontan), e controllare l'ipertensione polmonare.

    • Cateterismo cardiaco interventistico: Per diagnosticare o trattare alcune complicanze (es. restringimenti, shunt residui).

    • Trapianto cardiaco: In alcuni casi, se il ventricolo unico non riesce a sostenere la circolazione a lungo termine, il trapianto può essere l'unica opzione.

    La sopravvivenza dopo la procedura di Fontan è notevolmente migliorata negli ultimi decenni. Si stima che circa il 75% dei pazienti con circolazione di Fontan sopravviva fino a 30 anni o più. Tuttavia, questi pazienti rimangono a rischio di complicanze a lungo termine, tra cui insufficienza cardiaca, aritmie, problemi epatici (epatopatia da Fontan), e insufficienza renale.

  • Il cuore univentricolare è una malformazione congenita, il che significa che è presente alla nascita. Le cause precise non sono completamente note nella maggior parte dei casi, ma si ritiene che siano multifattoriali, ovvero una combinazione di fattori genetici e ambientali.

    • Fattori Genetici:
      Anomalie cromosomiche: Alcune forme di cuore univentricolare (es. la Sindrome del Cuore Sinistro Ipoplasico) possono essere associate a sindromi genetiche come la Sindrome di Turner o la Trisomia 18.
      Mutazioni geniche: Si stanno identificando geni specifici la cui mutazione può contribuire allo sviluppo di queste malformazioni.
      Familiarità: Sebbene rara, può esserci una maggiore incidenza in famiglie con altri casi di cardiopatie congenite.

    • Fattori Ambientali (durante la gravidanza):
      Diabete mellito materno non controllato: Il diabete gestazionale o pre-esistente non ben gestito aumenta il rischio di malformazioni cardiache nel feto.
      Esposizione a certi farmaci o sostanze teratogene: Alcuni farmaci (es. talidomide, acido retinoico) o l'esposizione a sostanze tossiche (es. alcool, droghe) possono aumentare il rischio, sebbene la correlazione diretta con il cuore univentricolare specifico sia meno definita rispetto ad altre malformazioni.
      Infezioni materne: Alcune infezioni virali durante la gravidanza (es. rosolia) possono aumentare il rischio di cardiopatie congenite.

    Nella maggior parte dei casi di cuore univentricolare isolato (non parte di una sindrome genetica), la causa rimane idiopatica (sconosciuta). Non è causato da nulla che i genitori abbiano fatto o non abbiano fatto.

  • Il trattamento del cuore univentricolare è un percorso chirurgico complesso e a tappe, che non mira a "correggere" il cuore rendendolo normale, ma a "palliare" la condizione, creando una circolazione in cui il singolo ventricolo possa pompare solo sangue ossigenato al corpo, mentre il sangue non ossigenato raggiunge i polmoni passivamente.

    Il percorso chirurgico si svolge tipicamente in tre fasi:

    1. Primo stadio (periodo neonatale, entro i primi giorni/settimane di vita): L'obiettivo è stabilizzare il flusso sanguigno ai polmoni o al corpo, a seconda del tipo specifico di malformazione.
      Procedura di Norwood (per HLHS): Ricostruzione dell'aorta e creazione di uno shunt per regolare il flusso polmonare. È un intervento ad alto rischio.
      Shunt di Blalock-Taussig (BT Shunt): Se il flusso polmonare è insufficiente, si crea un collegamento tra un'arteria sistemica e l'arteria polmonare per aumentare il flusso di sangue ai polmoni.
      Bendaggio dell'arteria polmonare (Pulmonary Artery Banding - PAB): Se il flusso polmonare è eccessivo, si restringe l'arteria polmonare per limitarlo e proteggere i polmoni dall'ipertensione.

    2. Secondo stadio (a circa 4-6 mesi di età): Intervento di Glenn bidirezionale (o Anastomosi cavo-polmonare bidirezionale).
      Si scollega la vena cava superiore (che porta il sangue non ossigenato dalla parte superiore del corpo) dal cuore e la si collega direttamente all'arteria polmonare. Questo permette al sangue della parte superiore del corpo di andare direttamente ai polmoni senza passare dal ventricolo unico, riducendo il suo carico di lavoro.

    3. Terzo stadio (a circa 2-4 anni di età): Intervento di Fontan (o Connessione cavo-polmonare totale).
      È l'intervento finale. Si scollega anche la vena cava inferiore (che porta il sangue non ossigenato dalla parte inferiore del corpo) dal cuore e la si connette direttamente alle arterie polmonari, spesso tramite un condotto. A questo punto, tutto il sangue venoso (non ossigenato) arriva direttamente ai polmoni per ossigenarsi, senza passare per il ventricolo unico. Il singolo ventricolo pomperà solo sangue ossigenato al corpo.
      La procedura di Fontan crea una circolazione in serie, dove il ventricolo unico pompa il sangue ossigenato al corpo, e il sangue non ossigenato raggiunge i polmoni per differenza di pressione.

  • Poiché il cuore univentricolare è una malformazione congenita complessa e spesso di origine sconosciuta, la prevenzione primaria non è generalmente possibile. Non esistono strategie specifiche che possano garantire l'assenza di questa condizione.

    Tuttavia, alcune misure possono aiutare a ridurre il rischio generale di malformazioni congenite e migliorare l'esito della gravidanza:

    • Controllo delle condizioni mediche materne: Le donne con diabete dovrebbero avere un controllo glicemico ottimale prima e durante la gravidanza. Lo stesso vale per altre malattie croniche.

    • Evitare sostanze teratogene: Astensione da fumo, alcol, droghe illecite e, se possibile, esposizione a farmaci o tossine ambientali noti per causare malformazioni durante la gravidanza.

    • Integrazione di acido folico: Non previene le cardiopatie, ma è cruciale per prevenire i difetti del tubo neurale.

    • Diagnosi prenatale: Sebbene non sia una prevenzione, l'ecocardiografia fetale (eseguita in genere tra la 18esima e la 22esima settimana di gravidanza, o prima in gravidanze a rischio) è fondamentale per la diagnosi precoce. Una diagnosi prenatale permette ai genitori di essere informati, di pianificare il parto in un centro specializzato e di organizzare il trattamento immediato dopo la nascita, migliorando significativamente la prognosi.

    • Consulenza genetica: Per le famiglie con una storia di cardiopatie congenite o sindromi genetiche, la consulenza genetica può fornire informazioni sui rischi di ricorrenza e sulle opzioni di screening.

  • La gestione del cuore univentricolare richiede un team multidisciplinare altamente specializzato, dalla diagnosi prenatale alla vita adulta.

    • Cardiologo pediatrico: Specialista di riferimento per la diagnosi (prenatale e postnatale), il monitoraggio e la gestione medica del paziente con cuore univentricolare.

    • Cardiochirurgo pediatrico: Esegue gli interventi chirurgici palliativi (Norwood, Glenn, Fontan) e altre eventuali procedure correttive o di trapianto.

    • Ecografista/Medico esperto in Diagnosi Prenatale: Per l'individuazione della malformazione in utero tramite ecocardiografia fetale.

    • Anestesista pediatrico/cardioanestesista: Cruciale per la gestione dell'anestesia durante gli interventi chirurgici complessi.

    • Intensivista pediatrico/cardiointensivista: Gestisce il paziente nel periodo post-operatorio in terapia intensiva.

    • Neonatologo: Si occupa del neonato e della sua stabilizzazione nelle prime ore/giorni di vita, in attesa dell'intervento chirurgico.

    • Geneticista medico: Per valutare l'eventuale associazione con sindromi genetiche e fornire consulenza alla famiglia.

    • Neurologo pediatrico: Per monitorare e gestire eventuali complicanze neurologiche.

    • Nutrizionista/Dietologo: Per supportare l'adeguato accrescimento del bambino, soprattutto prima e dopo gli interventi.

    • Psicologo/Psichiatra infantile e dell'età adulta: Offre supporto psicologico al paziente e alla famiglia in ogni fase del percorso.

    • Specialisti di altre discipline: Nefrologo, epatologo, ematologo, pneumologo, a seconda delle complicanze a lungo termine che possono svilupparsi.

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